venerdì 24 giugno 2016

Giorgia Penzo, l'arte che va a ruba e l'impresa di Paal Enger

... e poi scopri un blog.
Lo scopri per caso, perché un articolo parla de Il furto dei Munch, e tu sei già felice così.
Pensi: oh, che bello, una segnalazione del romanzo!
Pensi: leggiamo cosa scrive.
Leggi.
E scopri un universo.
L'autrice (definirla blogger mi sembra riduttivo, e se farete un salto qui capirete perchè) dice, presentando se stessa:
 
 
Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.
 
 
e già per questo mi piace.
Scopro, tra le pagine che mi appaiono in rete, che mi piace anche il suo modo di scrivere e, soprattutto, il suo modo di scrivere di Arte.
Un po' è come tornare a casa: Parigi (che è sempre una buona idea!), Maria Antonietta e il suo tempo, le passeggiate nei cimiteri ricchi di simbolismo, la scrittura che è viaggio e Sensazione costante.
 
L'articolo che mi ha fatto conoscere e poi apprezzare Giorgia Penzo parla di furti d'Arte -mostrando una carrellata di quelli più eclatanti- e del sublime paradosso di cui ho trattato anche nel Munch: più un'opera ha valore economico, meno è vendibile sul mercato. Perfino sul mercato nero.
Davvero, è un paradosso. Quando lo dico, vedo sopracciglia alzate e domande a fior di labbra.
Ma è così.
La questione allora è: perché rubare opere di per sé invendibili?
Perché rischiare tanto?  

 
"In conclusione" avevo ripreso "generalmente le opere d'arte si rubano perché rappresentano un investimento redditizio."
"Generalmente? C'è un altro motivo?"
"L'amore." E questa volta non avevo avuto la minima incertezza.
L'amore è un ottimo motivo.
Non che in sede processuale possa costituire un'attenuante, ma giustifica nel profondo il tuo gesto: hai sfiorato l'oggetto del tuo desiderio, è stato tuo, e tanto ti basta. Hai sofferto per averlo, ma non hai rinunciato. Hai combattuto contro la moralità, la legge, i guardiani, le telecamere. Quando tutto sembrava perduto, quando la faccenda si faceva davvero pericolosa, avresti potuto calare le brache. Invece, sei andato fino in fondo.
No, nessun giudice capirebbe.
L'amore non è contemplato dalla giurisprudenza."
 
(Il furto dei Munch)
 


C'è chi se ne rende conto e fa un passo indietro -un passo indietro più o meno coatto-.
In Norvegia, qualche anno prima del furto che fa da tema conduttore al romanzo, è successo a Paal Enger, atleta nella categoria olimpica "come ti rubo Munch almeno una volta ogni dieci anni, tanto per tenermi in esercizio".
Ma è solo uno dei tanti -e, in più, mi è simpatico.



(...) Il museo aveva sperato di ricevere una richiesta di riscatto, forte del furto precedente: nel 1994 furono sottratti un Urlo e una Madonna dalla Nasjonalgalleriet.
Anche quella volta, niente di spettacolare.
Lautore del furto era un certo Paal Enger, quarantanni, noto alla Polizia norvegese dal 1988, anno in cui aveva rubato dal museo Munch Il Vampiro. Rubato e, in seguito, restituito.
 
Edvard Munch
Madonna, 1894-5
Oslo, Galleria Nazionale
In una fredda mattina di febbraio, alla vigilia delle olimpiadi di Lillehammer, questo signore era uscito di casa in compagnia di un complice. E di una scala bella lunga. Laveva appoggiata ad una delle finestre senza sbarre metalliche della Nasjonalgalleriet e aveva rotto il vetro. Si era introdotto nelle sale, probabilmente fischiettando. Cinquanta secondi più tardi, con un Urlo e una Madonna sotto il braccio, usciva da quella stessa finestra e se ne andava, disturbato solo dall’allarme che aveva fatto scattare. In un eccesso di spirito, aveva lasciato un bigliettino nel quale ringraziava per la scarsa sorveglianza.
 La Galleria Nazionale se lera proprio meritata, quella beffa.
La richiesta di riscatto fu effettuata tre mesi dopo. Un milione di dollari.
Nellapprendere quelleffimera e ridicola cifra, avevo storto il naso, pensando: Dilettante.
 Tutti, allinterno dellOrganizzazione, avevano pensato la stessa cosa.
Il riscatto, pertanto, venne rifiutato.
Rimasto a bocca asciutta, Enger tentò di rivendere le tele, ma non ci si fa strada nel mercato clandestino senza i giusti agganci. La concorrenza è molta e i pivelli vengono estromessi.
Schiacciati, sarebbe meglio dire.
Il mondo è pieno di incompetenti. Stupidi, per di più. È difficile piazzare opere di tale risonanza. Non bisogna mai avere fretta e, soprattutto, si deve rubare sempre e solo su commissione.
Quella volta, non cera stato nulla di tutto questo.
Paal si era così ritrovato con due Munch sul gobbo e nessun privato disposto ad acquistarli.
Ufficialmente, il 7 maggio dello stesso anno, la Polizia norvegese, coadiuvata da Scotland Yard, di punto in bianco fece irruzione in un albergo di Aasgaardstrund, cittadina a nemmeno cento chilometri da Oslo. Uno dei poliziotti si era spacciato per acquirente.
Un bel blitz.
Enger era lì, e le tele con lui.
I fatti andarono così. Ufficialmente, almeno.
Paal venne condannato a sei anni di carcere.
 
(Il furto dei Munch)
 
 
Possiamo leggere dei grandi furti d'arte e trovarci perfino qualcosa da ridere, come in questo caso, ma naturalmente sappiamo quanto la realtà sia diversa. Possiamo ricamarci sopra -siamo qui apposta, in un certo qual senso-.
Sto però partendo per la tangente. Sarà l'orario, la fretta, il caldo (gente, è arrivata l'estate! E noi che ci lamentavamo della pioggia...), ma adesso devo proprio tornare ab ovo.
Quindi:
prima di tutto, un GRAZIE a Giorgia Penzo, che ha menzionato Il furto dei Munch in un suo articolo. Soprattutto, grazie per la cura con la quale ha trattato il tema scottante dei furti d'arte.
E... fate un giro sul suo blog: https://giorgiapenzo.wordpress.com/
Merita veramente!
 
 
P.S.
Consigli di viaggio.
Se un giorno vi capiterà di visitare Oslo, non fatevi mancare una puntatina alla Galleria Nazionale.
Tanto per incuriosirvi, vi lascio il sito: Nasjonalmuseet.no
Quando arrivate, pensate a Paal e alla sua scala, perdetevi nella contemplazione dei dipinti, ammirate la versione esposta della Madonna (la mia preferita) prima che a qualcuno venga in mente di rubarla un'altra volta.
Chissà che non nasca... qualcosa di nuovo :-)

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