giovedì 12 febbraio 2015

Come vento ribelle




Diciamolo subito: la colpa non è di Sabrina: è che la Prandina si diverte a dipingerla sempre in situazioni compromettenti, Come dirà la stessa protagonista, per giustificare i propri guai: Sono sfortunata (lo dice, ma non ci crede nemmeno lei fino in fondo. Sa perfettamente che, se le cose ti capitano e ti cadono addosso con tale frequenza, forse forse te le sei andata a cercare).
"Non è colpa mia" è una delle sue frasi preferite. Seguita a ruota da "Mi ci sono trovata in mezzo!"
("Ecco, vedi di toglierti da quella posizione" le rinfaccerà allora il fratello Jonathan... senza troppo successo.)
Signori, siamo distanti da Via col vento. Se non altro, perché questo è il campo nordista. Se non altro, perché Rossella mostrava almeno quella falsa patina di buone maniere che a forza le era stata inculcata dalla sua Mammy.
Sabrina, di contro, da quella tanto sbandierata patina, nemmeno si è mai lasciata intaccare.
Ma è proprio questo a farcela apprezzare: Sabrina è un'adolescente di oggi calata in un mondo che vorrebbe le donne relegate al semplice ruolo di belle statuine, ingabbiate nelle stecche di balena, senza un pensiero degno di questo nome che passi per le loro belle quanto vuote testoline.
Un mondo dove la donna è appena più ornamentale di un cagnolino da compagnia.
 
 
Aveva cominciato a sospettare che ciò che le dicevano che era suo dovere fare, imparare, non era davvero per il suo bene o per la sua reputazione. Era solamente un capriccio dei suoi genitori. La volevano docile e mite per obbligarla a vivere come più ritenevano opportuno senza tener conto delle sue aspirazioni.
(...)
Tutto questo perché non era altro che una ragazzina in un mondo dominato dagli adulti; ma soprattutto governato dai maschi che dettavano regole. (...) Dire sempre di sì o di no quando qualcuno se l'aspettava, ricamare piuttosto che cavalcare, tacere piuttosto che esprimere un'opinione...
 
 
Sabrina, a tutto questo, non ci sta. Si ribella. E come si ribella!
Be', con quel suo modo specialissimo, ovviamente. Il che equivale a cacciarsi da un guaio all'altro. E se le prime mancanze e marachelle della ragazzina (ancora dodicenne) all'inizio ci hanno fatto sorridere, quando la vediamo prigioniera in un accampamento di soldati Confederati capiamo che il tempo dei giochi è finito, che adesso non si scherza più, che questa volta si è lasciata prendere la mano e si è spinta fin troppo oltre, nella sua smania di libertà e di indipendenza.
 
 
Quelle stecche di balena segnavano i confini della piccola prigione che limitava ogni donna e lei non capiva l'ostinato desiderio delle sue simili di strozzarsi lì dentro per avere un vitino da vespa... E poi serviva sempre che qualcuno l'aiutasse a indossarlo!
 
 
All'inizio, è una dodicenne un po' goffa, con una gran voglia di essere trattata alla pari dei sue due fratelli maggiori. Peccato che essere trattata come loro pari corrisponda a un'eresia, in quel mondo: sei una donna, maledizione. No, nemmeno una donna: una ragazzina, una bimbetta con la lingua svelta, le forme a dir poco acerbe e rappresenti solo un elemento di disturbo all'interno del Forte.
Una ragazzina con una grande voglia di libertà ma sorretta all'inizio solo dalle proprie paure (l'immagine di lei seduta sul letto, che fa dondolare le gambe, impacciata, e si guarda la punta delle scarpe è una visione calzante e bellissima del suo essere bambina e fragile).
Una ragazzina che è costretta a inserirsi in un mondo che non comprende, che talvolta distorce con le proprie fantasie, ma che imparerà ad accettare e a vivere.

 
Pensare che fossero in corso dei dibattiti per liberare gli schiavi la faceva fantasticare a lungo: magari un giorno il governo avrebbe potuto liberare anche i figli dall'autorità paterna!

 
Sorridiamo dei sogni di Sabrina, mentre ci viene in mente quell'altra, la sirenetta Ariel, che nella versione di Walt Disney cantava: Scommetto che sulla terra le figlie non le sgridano mai...
Sogni. Speranze. Voglia di rivalsa.
E Sabrina, cocciuta e caparbia, la ottiene. Si aggiudica la propria rivalsa... commettendo, come sempre, un passo falso: aiutata dalla complicità dei fratelli maggiori, vorrebbe lasciare il Forte, e quindi liberarsi dal giogo dell'autorità paterna per non finire rinchiusa in una scuola di buone maniere.
Col suo solito istinto per i momenti sbagliati e le situazioni imbarazzati, però, viene a tal punto scambiata per un ragazzetto imberbe che finisce con l'arruolarsi insieme ai fratelli.
Arruolarsi davvero, come qualunque altro ragazzo della sua età.
Peccato che non ce ne siano, di ragazzi come lei: ragazzi col seno fasciato stretto e i capelli tagliati tra un sospiro e l'altro -la sua unica vanità, il suo unico femminile orgoglio-.
Una donna sotto mentite spoglie, che dovrà rapportarsi coi commilitoni, con un duo tremendo di spacconi irlandesi che le daranno filo da torcere, con il fragore di una guerra che incombe sempre più da vicino che della quale Sabrina ha già avuto modo di saggiarne l'orrore.
Quando viene scoperta e rispedita senza troppe cerimonie a Fort Leavenworth da suo padre -il Maggiore Becker-, non è più la ragazzina astiosa e impertinente di un tempo: è una Persona, una donna matura, che per una volta non accampa scuse traballanti per giustificare il proprio operato ma che ammette invece di meritare una punizione.
Occasione che il padre non si fa sfuggire:


"Ormai hai sedici anni, farò in modo che ti trovi un marito che sia in grado di domarti e me ne lavo le mani. Non voglio più rivederti. Domani mattina partirai per Boston e prega perché tua madre sia tanto caritatevole da riprenderti con sé altrimenti finirai a guadagnarti la vita in qualche bordello, perché è lì che finiscono le donne ripudiate dalla famiglia."


Si apre così la seconda parte del romanzo. Su una Boston intrisa di buone maniere e di salotti mondani, di scarpini stretti e busti che soffocano il respiro, dove il passato deve essere tenuto nascosto dietro uno spesso velo di rispettabilità, dove si mente ad ogni sospiro sussurrato, dove la civetteria è un'arte e dove ogni crisi -quasi- può essere risolta o per lo meno stemperata con una buona tazza di tè, servito in fini porcellane.
Una società ipocrita che mormora, che si scaglia contro i corti capelli di Sabrina e i suoi modi poco signorili, una società nella quale i corteggiatori non mancano ma vengono prontamente allontanati da un'occhiata feroce della protagonista.
Sabrina tenta di resistere, in quel mondo intriso di falsità e rispettabilità di facciata. Ma quando sta per essere intrappolata dalla madre in un matrimonio senza amore con un uomo vigliacco e violento, eccola scappare, fuggire, ritornare la se stessa che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare.
Lei, che fa fagotto, salta da una finestra con indosso nuovamente i pantaloni, sale sul primo treno da clandestina...
E inciampa nuovamente in Jack.
Jack era uno dei Sudisti che l'avevano fatta prigioniera nel corso della prima vera avventura che ha visto Sabrina protagonista: era solo una ragazzina, a quel tempo. Scorrazzava libera per il Forte del padre e si era lasciata prendere troppo la mano dalla sua smania di libertà: smania che aveva arrecato danni a lei e al reggimento intero.
Jack torna a comparire, a questo punto della storia, e la lieve scintilla che era scoccata tra i due -un qualcosa di appena sussurrato tra le righe- pare ora sul punto di venire allo scoperto. Sempre di più, sempre di più...
Ma i due sono troppo diversi, i loro ideali sono diversi. E Sabrina, ormai, ha una meta: nel suo peregrinare costante alla ricerca di se stessa e della propria identità (leggi: posto nel mondo), comprende finalmente che l'unica cosa davvero importante sia il ricongiungersi ai suoi fratelli, quel vago ma potente brandello di famiglia che le è rimasta e dal quale, nonostante i ripetuti scontri, non si è mai sentita veramente tradita.

A questo punto, devo smettere di raccontare il romanzo, ma posso almeno continuare a seguire la crescita di Sabrina. Da dodicenne goffa e dalle gambe secche e penzolanti dal letto, ormai è una donna dallo sguardo fermo, che pur nutrendo ancora remore e paure riesce a guardare negli occhi il mondo nel quale suo malgrado si trova costretta a vivere, prigioniera in un busto o in un paio di pantaloni. Coi capelli acconciati o tagliati corti.
Un mondo che le sta stretto, un mondo nel quale, nonostante tutti i suoi sforzi, sempre e comunque saranno gli uomini ad essere padroni.
Sabrina è una donna che ha visto tanto, che ha vissuto tanto e che tanto ha rischiato, mettendo in gioco se stessa e senza mai la volontà di ferire il prossimo, anche se nella sua inesperienza spesso questo è accaduto.
Un grande romanzo, quello della Prandina, sul ruolo della donna e sul valore della Famiglia, sul richiamo del sangue, che sa andare al di là di ogni follia momentanea o colpo di testa.
Un romanzo storico accurato, con descrizioni superbe e odori che riescono a infastidire il naso in virtù della loro completezza espositiva.
Il ciclo delle scelte di Sabrina si chiude su se stesso, la conduce sul solco tracciato in precedenza. Ma con qualcosa in più rispetto alle sue simili. Qualcosa che vi invito a scoprire.
Accettare il proprio ruolo in un mondo che gira nel verso sbagliato.
Imbracciare un fucile.
Cavalcare come un uomo.
Farsi allacciare un busto stretto, stretto, ancora più stretto.
Acconciarsi i capelli.
Nascondere una risata spontanea dietro due occhi dalle palpebre pudicamente abbassate.
E scegliere se stesse.
Con la gonna o con i pantaloni.
Sabrina sceglie di essere Sabrina, semplicemente. Accetta di essere se stessa, e questo è un insegnamento che noi tutte dovremmo imparare e trasmettere, un giorno, alle nostre figlie.
Sei strana, la gente sussurra quando passi, sei un'originale, forse una poco di buono.
Ma sei te stessa, tu sola conosci la verità.
Questo saprà salvarti. In questo devi credere.
Perché te stessa è l'unica cosa vera che hai.
 
 
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Tratto dalla pagina facebook del romanzo Come vento ribelle: breve escursione storica sul ruolo della donna nel corso della Guerra Civile Americana:
 
Si tratta di una convenzione accettata che la guerra civile sia stata una guerra maschile. Le immagini di donne a noi sopraggiunte le raffigurano come infermiere pronte a sacrificarsi per la patria, spie romantiche o signore coraggiose che mantennero il fronte interno in assenza dei loro uomini. Gli uomini, ovviamente, marciarono in guerra, vissero nei campi, furono impegnati in... battaglie atroci, languirono in campi di prigionia spaventosi e morirono orribilmente, ma eroicamente.

Questa immagine tradizionale dei ruoli di genere durante la guerra civile non racconta tutta la storia...

Gli uomini non furono gli unici a combattere quella guerra. Ci furono donne che portarono armi e pagarono in battaglia, troppo. Come gli uomini, vissero negli accampamenti, soffrirono nelle prigioni e morirono per le rispettive cause. Mogli al seguito di mariti partiti per la guerra, donne sole senza speranza o semplicemente patriote.

Sia l'Unione che gli eserciti confederati proibirono naturalmente l'arruolamento delle donne, ma questo non bastò a scoraggiarle: assunsero nomi maschili, si travestirono da uomini e si arruolarono, grazie anche al fatto che non all'epoca non era prevista una visita medica preventiva. Dato che si sono spacciate per uomini, è impossibile sapere con certezza quante donne soldato abbiano servito nell'esercito.

Qualcuno ha dichiarato il numero di donne soldato note al servizio come poco meno di quattrocento ma non abbiamo certezza che il dato sia corretto.

se vi interessa approfondire vi lascio un link interessante
http://americancivilwar.com/women/


L'AUTRICE: FRANCESCA PRANDINA

Danzatrice, coreografa e insegnante di danza, è nata a Schio (VI) il 13 agosto 1979. Laureata in Scienze della Comunicazione, fonda, con la sua socia e migliore amica Laura Quadrelli, l'Associazione Backstage Arte in Movimento.
Vive con il marito e due figli a Vanzago (MI).
Come vento ribelle è il suo romanzo d'esordio.

Sito della Casa Editrice: Butterfly Edizioni

Acquista su Amazon Come vento ribelle

6 commenti:

  1. Grazie per questa bellissima recensione! Mi hai commosso… hai proprio colto nel segno!
    Ero preoccupatissima del tuo giudizio!!! Dopo aver letto i tuoi due romanzi, averli trovati fantastici nello stile particolarissimo di scrittura e nella trama ben articolata, ero semplicemente terrorizzata di essere letta da una scrittrice del tuo calibro!
    Sono felice che ti sia piaciuto, è un fantastico regalo...

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  2. Sì, mi è piaciuto tantissimo: l'ambientazione storica davvero curata mi ha catturato fin da subito. Inoltre, ho un debole per gli scrittori che riescono a dipingere in modo così vivido i rapporti tra fratelli... Se non ne ho accennato nella recensione, era solo perché c'erano già così tante cose da dire che avrei rischiato di scrivere un mini-libro, invece di una recensione!
    "Come vento ribelle" non sembra nemmeno un romanzo d'esordio, tanto è ben curato sotto ogni aspetto.
    Brava!

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  3. ottima recensione, lo leggerò a breve...

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    1. Grazie, Debora. Il libro è davvero accurato... A me, poi, piacciono molto le eroine "forti"... Chissà perché ;)

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  4. Avendo letto il libro, posso solo condividere tutto e aggiungere, leggo molto, ma Sabrina e gli altri personaggi, ogni tanto fanno capolino tra i miei pensieri. Ho fatto una breve recensione su Amazon e l'ho definito "indimenticabile"! Bhe lo penso tutt'ora, é una storia che ti conquista e ti rimane nel cuore. Complimenti a Francesca per aver dato vita a questa storia. Barbara la tua recensione é favolosa!

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    1. Grazie Patty! Il merito è tutto di Francesca, per aver saputo costruire personaggi talmente veritieri da "bucare la pagina".

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